Progetto “Smarrimenti”


«Noi siamo quelli che siamo per via di ciò che impariamo e di ciò che ricordiamo»

(Eric Kandel)

Ci rendiamo conto dell’importanza della memoria, come forza coesiva dell’individualità e del senso di sé, proprio quando questa subisce un deterioramento catastrofico e debilitante, che porta alla perdita di identità: ciò avviene nelle Demenze, e in particolare in quelle di tipo degenerativo, la più frequente delle quali è la Demenza di Alzheimer.

Il progetto “Smarrimenti” si basa su di una doppia prospettiva ideale per affrontare il problema dello “ smarrimento del soggetto”: una di matrice squisitamente culturale, l’altra di tipo scientifico-terapeutica.

LA Ugo27 è partita dal presupposto che la promozione del nostro patrimonio artistico nazionale e di abitudini culturali in genere aiuta le persone che fruiscono di tale “ricchezza” , migliorano la qualità della vita nonché agevolano la libera espressione della intelligenza creativa.

La partecipazione ad attività artistico-culturali, contribuisce alla partecipazione ed integrazione nella comunità, fornendo incentivi e motivazioni che aiutano a scoprire il potenziale creativo e la inclusione negli spazi culturali, determinando una implementazione di valori inclusivi, condivisi da tutta la società, favorendo in tal modo la creazione di un modello di vera e propria “cultura inclusiva” .

L’altro grande obbiettivo del progetto è la interazione tra il patrimonio culturale marchigiano e le persone affette da disabilità mentale, in particolari i pazienti colpiti dal “Morbo di Alzheimer”.

A tal fine si intende gettare un ponte tra la cultura ed il soggetto debole, in cui l’Io è meno integro, fornendo a questi l’opportunità di ri-attivare modalità di funzionamento cognitivo più valide ed incisive o di creare dei nuovi sentieri verso la costruzione di nuove possibilità creative, laddove non esistevano in precedenza, come nel caso di persone affette da demenze.

Per promuovere l’interazione e la comunicazione dei soggetti “deboli” con la realtà sociale , si è pensato di utilizzare il ” contenitore” MUSEO quale luogo di svolgimento del progetto, inteso come “contenitore di emozioni“, utilizzando in tal modo l’opera d’arte come paradigma della esperienza umana e dei diversi modi di sentire e di pensare il tempo e lo spazio nel corso dei secoli.

•La prima fase del progetto si svolge a stretto contatto con le istituzioni sanitarie che hanno in cura i pazienti affetti da morbo di Alzheimer ed i familiari degli stessi, i c.d. Caregivers.

•La seconda fase si svolge attraverso l’accompagnamento del gruppo attraverso il museo e la visita allo stesso, ed al fine di creare un atmosfera ludico-empatica con il luogo, al gruppo verrà spiegato il valore artistico , evocativo e di “raccoglitore di memorie emotive “ del museo e delle opere d’arte ivi contenute.

•La terza fase del progetto si svolge presso le residenze sanitarie ove sono domiciliati i pazienti e consiste in “laboratori della parola” effettuati in gruppo e della dura di 45 minuti ciascuno: una volta creata la linea di discussione si esplorerà l’esperienza del contatto con l’opera d’arte rispetto alle proprie esperienze personali ed alle proprie reminiscenze individuali o semplicemente registrando reazioni puramente pulsionali del soggetto.